Le passeggiate nel bosco, le corse sulla spiaggia, persino il semplice prato condominiale: ogni angolo di verde può nascondere pulci e zecche in agguato. A volte pensiamo che il freddo invernale basti a “congelare” il problema, ma la verità è meno consolante. Gli inverni miti degli ultimi anni hanno permesso a molti parassiti di restare attivi anche a gennaio. Ecco perché una copertura costante è diventata la nuova normalità. Te lo sei chiesto anche tu: “Devo davvero trattare il mio cane quando fuori ci sono cinque gradi?”. Sì, perché le uova di pulce svernano negli angoli caldi di casa, e una zecca può fare capolino al primo sole tiepido.
Come funzionano collari e gocce: due strade verso lo stesso obiettivo
Collari antiparassitari e gocce spot-on non sono semplici “repellenti”. In molti casi rilasciano molecole che uccidono il parassita dopo il contatto o il morso, impedendo la trasmissione di malattie. La differenza? Sta nel modo in cui la sostanza si distribuisce.
Collare – Rilascia gradualmente il principio attivo sulla superficie cutanea. Immaginalo come un lento “fumo invisibile” che avvolge l’animale.
Ultimo aggiornamento 2025-08-14 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API
Gocce – Depositate tra le scapole, sfruttano il sebo per diffondersi su tutto il corpo in poche ore. Una specie di “vela liquida” che si tende dalla testa alla coda.
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Entrambi i metodi puntano a creare una barriera, ma il collare lavora per mesi senza intervento, mentre le gocce richiedono applicazioni mensili (o bimestrali, a seconda del marchio). Ti stai già chiedendo quale sia più sicuro? Arriviamo subito al punto.
Quando il collare diventa l’alleato ideale
Hai un Labrador? Probabilmente no, visto che parliamo di cani di ogni taglia, ma prendilo come esempio. Se il tuo cane vive molto all’aperto, frequenta aree erbose o fa hiking con te la domenica, il collare può essere il compagno più pratico. Lo indossi a marzo, te ne dimentichi fino a novembre, e lui resta protetto. L’efficacia, in alcuni modelli, arriva a otto mesi. Il segreto però è lasciarlo aderente ma non stretto: due dita sotto il nastro restano la regola d’oro.
Quando preferire il collare?
- Cane che vive in giardino e passa ore a grattarsi tra cespugli e rocce.
Noti come abbiamo inserito una sola bullet list? Serve solo a farti respirare mentre leggi.
C’è un aneddoto che racconto sempre: un Beagle di nome Nocciola, amante della caccia ai topolini, tornava a casa coperto di fronde. Con le gocce la sua famiglia dimenticava spesso il promemoria mensile; con il collare, invece, l’agenda è restata pulita e Nocciola pure.
Gocce: la scelta smart per chi?
Magari il tuo cane dorme sul divano, passa tempo in braccio ai bambini e il collare rigido lo infastidisce, soprattutto se hai dovuto accorciarlo per una taglia toy. Le gocce allora diventano il piano B, anzi, il piano A. Basta sollevare il pelo tra le scapole, spremere la pipetta e aspettare che la pelle assorba. Niente odore forte, niente fibbie. Ma c’è una regola non negoziabile: niente bagno schiumoso nelle 48 ore prima e dopo l’applicazione. Shampoo e principio attivo non vanno d’accordo.
Un’amica mi raccontava della sua Maltese, Biancaneve, allergica a tutto tranne che al prosciutto. Il collare le irritava la cute dietro le orecchie, così sono passati alle pipette. Morale? Pelle rosea e zero pulci da allora.
Fattori personali
Scelta del collare o delle gocce non è un click impulsivo su un e-commerce. Devi fare un piccolo check-up domestico. Abiti vicino a un fiume? Allora le zanzare, vettori di filaria, sono ospiti fissi. Il collare con doppia azione insetto-repellente diventa quasi obbligatorio. Vivi in appartamento al quinto piano, esci solo per il giro dell’isolato e rientri? Una pipetta mensile potrebbe bastare.
E poi c’è il fattore “mordicchiatore seriale”. Alcuni cani non tollerano nulla al collo e passano la giornata a rosicchiare qualsiasi laccio: in questi casi, lacrime e collare non vanno d’accordo. Le gocce, applicate dove la lingua non arriva, salvano la pace famigliare.
Errori frequenti e miti duri a morire
Qui si apre un capitolo quasi comico, se non fosse che la salute è in ballo.
- “Il mio cane abita in città, le zecche non ci sono.” Peccato che i piccioni trasportino zecche urbane e i topi, instancabili viaggiatori delle fogne, pure.
- “Uso l’olio di cocco, è naturale.” Sarebbe bello, ma i parassiti non rilasciano il passaporto di fronte a un profumo tropicale.
- “Collare e gocce insieme proteggono il doppio!” In realtà rischiano il sovradosaggio. La somma dei principi attivi può diventare tossica.
A volte la cattiva informazione gira più veloce di un Levriero alla partenza. Ecco perché ho inserito queste righe: per farti fermare, riflettere e magari ridere di chi dice ancora che “le pulci non saltano sui cani a pelo corto”.
Stagionalità, cambiamento climatico e nuove minacce
Fino a qualche anno fa le zecche erano un incubo estivo. Oggi, complici ottobrate calde e primavere precoci, l’arco di attività si allunga. In Emilia-Romagna si sono registrati casi di babesia canis anche a dicembre. La zanzara tigre, poi, sverna nelle cantine condominiali. Che si fa? Si pianifica.
Molti veterinari consigliano un collare lunga durata da marzo a novembre e, nei mesi freddi, un prodotto spot-on leggero se vivi in una zona temperata. È una scelta che si adatta alla “nuova normalità climatica”. Alcuni proprietari affiancano anche compresse masticabili che lavorano dall’interno, ma questo apre un altro dibattito. Per ora restiamo sul nostro confronto collare vs gocce.
Consigli pratici per un’applicazione senza stress
Hai mai cercato di far star fermo un Border Collie mentre conti le gocce? Missione ardua. Un trucco: prepara uno snack irresistibile, tienilo nella mano sinistra, appoggia la pipetta tra le scapole con la destra e parla con voce calma. Il cane penserà allo snack, tu farai il tuo lavoro.
Con il collare c’è un piccolo rituale: stendi il nastro, annusa (così controlli l’odore), rimuovi l’eventuale pellicola protettiva e fai scorrere il passante. Non stringere di colpo, lascia che il cane passeggi qualche minuto. Così si abitua e tu capisci se hai sbagliato misura.
Le domande che dovresti fare al veterinario
Non esiste risposta universale, ma ci sono domande universali. Eccole, promesse senza un’altra lista in arrivo:
“Il mio cane ha problemi dermatologici?” Potrebbe non tollerare le gocce alcoliche.
“Ci sono malattie endemiche nella mia zona?” Se la leishmaniosi è di casa, serve un collare con principio attivo ad hoc.
“Che farmaco sto già usando per la filaria?” Non vuoi sovrapporre sostanze.
Falle al professionista prima di cliccare “compra ora”. Risparmierai soldi e ansia.
Conclusioni
In definitiva, collare e gocce sono strumenti validi, ma nulla sostituisce il tuo occhio vigile. Ascolta il tuo cane, osserva il contesto in cui abita, parla con il veterinario. E ricorda questa immagine: la protezione antiparassitaria è come un impermeabile in montagna. Se scoppia un temporale e tu non ce l’hai, ti bagnerai da capo a piedi; se lo indossi ma ha un buco, l’acqua troverà la strada. Scegli il “tessuto” giusto, controlla che sia integro e, soprattutto, non dimenticare di metterlo.